..comprando il minimo indispensabile e, affinando la strategia, conto di arrivare a un’ “escursione con carrello” ogni quindici giorni. ci vado tardi apposta così ho poco tempo e mi concentro di più; ho imparato a portarmi dietro una lista, béh, certo, di solito guardando dentro al carrello sembra che il foglio che ho in mano non sia proprio il mio, ma tutto sommato riesco a starci abbastanza dietro. di recente mi sono anche munita di una borsa di stoffa con su scritto “non voglio la busta” per ricordarmelo nel caso la commessa mi prendesse in contropiede, perchè se la tirchieria è un peccato la parsimonia è un’arte. nonostante il raffreddore da banco frigo sembra tutto perfetto insomma, sì, finchè, mentre son presa a risolvere ”1 barattolo di salsa di pomodoro 80 cent 2 X 1, 50” mi accorgo d’aver tra i piedi il pallone di due ragazzini indiani che cominciano a giocare con me finchè non ci ritroviamo nella piazza accolti da un applauso.. ah no, sono quelli al concerto dentro la cattedrale. (da ‘il libro che non ho ancora scritto’, L.B.)
ARTURO: - lavorano tutti ‘presso me stesso’…
OLIVIA: - mandati un CV !
(L.B.)
..una delle venti commesse del negozio di pasticcini dai prezzi che fanno concorrenza all’attigua gioielleria ti riconosce e, mentre svagatamente accetti l’ennesimo assaggio di prova, ti dice “la stavamo aspettando per la merenda” (da “il libro che non ho ancora scritto”, L.B.)
giocarsi l’attesa (Zurich airp.)
come un gatto di casa, aspetto che il lenzuolo s’asciughi con la porta socchiusa, poca luce e la musica bassa per non disturbare. è tardi, ma sento camminare nell’andito, un passo che tergiversa finchè non cede coraggioso l’azzardo alla mano che, per sua natura più sfacciata, bussa piano sulla mia porta già aperta; è Marlene, timida mi chiede se può prendere un pezzetto della torta che ho preparato nel pomeriggio e dalla sua carezza sulla mia spalla le deve sembrare proprio buffa la mia reazione, soprattutto il mio turpiloquio mezzo italiano e mezzo spagnolo per dirle che io per me sola non cucino mai. per me cucinare è condividere, è prendersi cura, è confortare ed è per questo che non serve nemmeno chiedere; il suo masticare sarà per me la buonanotte migliore, come questa ninna nanna che piano parte sopra le nostre parole, come fosse una coperta cadutaci addosso a pennello per riscaldarci dalla notte che non ha bisogno di certezze quasi come noi che, invece di continuare a rincorrerle, ci stiamo insegnando a farne egregiamente a meno (da “il libro che non ho ancora scritto”, L.B.)
alcuni fanno gli uomini, altri lo sono anche se portano una tonaca. (L.B.)
la mia televisione (L.B.)
..d’essersi bruciata i piedi perchè distrattamente ha camminato scalza sulla soda caustica e io mi sono immaginata piccola, in fasce, minuscola, nelle mani di questa donna sbadata; mi son resa conto che sarebbe bastato un attimo, un piccolo sovrappensiero, una distrazione lunga un palpito per non essere qui ora, così ho all’improvviso pensato “a modo suo allora ci teneva” e quindi chissà quanti modi differenti di voler bene ci sono in tutto l’Universo (da “il libro che non ho ancora scritto”, L.B.)
spesso ho confuso la solitudine per indipendenza (L.B.)