..d’essersi bruciata i piedi perchè distrattamente ha camminato scalza sulla soda caustica e io mi sono immaginata piccola, in fasce, minuscola, nelle mani di questa donna sbadata; mi son resa conto che sarebbe bastato un attimo, un piccolo sovrappensiero, una distrazione lunga un palpito per non essere qui ora, così ho all’improvviso pensato “a modo suo allora ci teneva” e quindi chissà quanti modi differenti di voler bene ci sono in tutto l’Universo (da “il libro che non ho ancora scritto”, L.B.)
spesso ho confuso la solitudine per indipendenza (L.B.)
scherzando fra una seccatura e una soddisfazione e poi non ti vedi più ma ogni tanto capita di aver notizie, magari una fotografia qua sopra o due parole in giro. poi leggo a bruciapelo di qualcuno andato via troppo presto e un brivido mi passa fra il cuore e la spina dorsale che tentenna; chiedo e faccio fatica a crederci. stanotte mentre io non dormivo per effimere paturnie tu morivi all’improvviso e ora mi sforzo di non piangere, voglio sorridere immaginando la tua anima seduta chissà dove, la tua anima che senz’altro avrà la tua stessa espressione perplessa e buffa, con quella ‘erre’ che pronunciavi dolce, dispettoso inizio del tuo cognome e faccio tesoro di questo momento per rafforzare la consapevolezza leggera dell’imprevedibilità, nel bene e nel male, delle ‘nostre’ Vite (L.B.)
- oggi di piccioni in fasce e scorzette d’arancia candite, generalmente s-covo bellezza.
(L.B.)
trasformare. l’arte è non buttar via niente (L.B.)
dopo quattro sere di lavoro, confidenza e e gran sorrisi, mi pagavi dicendomi con l’imbarazzo tipico di chi sa di fare cosa poco gentile, che le mance, a occhio e croce molte di più della paga, sono destinate solo a te e agli altri due che in quel ristorante ci lavorano fissi, ho visto un topo. avrei potuto dirtelo, avrei potuto dirlo a tutta la strada o magari avrei potuto farlo presente a chi si occupa di queste cose, invece non ho fatto un fiato.
in quel’istante mi son sentita come quel piccolo animale che, sotto al gradino fra la sala e la cucina, se la spassava con un pezzo di corteccia di pane ignorato da tutti e libero di potersi godere, senza parteciparvi, l’avido spettacolo che gli uomini comi te chiamano furbizia. (da “il libro che non ho ancora scritto”, L.B.)
in mezzo all’insensata frenesia dei passanti, il gesto più rivoluzionario che puoi fare è mantenere il ritmo del tuo passo in un silenzio di sole (L.B.)